malditestadellimmigrata
Nostalgia random
Cose a caso che mi mancano dell’Italia.
Questo post è una trappola, una trappola mortale che mi porterà a scrivere una montagna di banalità, ma proprio non resisto. Mi sono trattenuta, eh, davvero. 4 lunghissimi giorni. Poi ho ceduto. Ecco il post.
E subito ecco il primo scoglio.
Inizio dal cibo? Nooo, troppo banale.
Dal clima? Nooooo, trito e ritrito.
Dalla fantasia degli italiani? Già sentito.
Oh, vabbè, ma le cose son quelle, che ci posso fare io?
La verità è che:
In Italia si mangia bene
Mediamente meglio, e parecchio, di come si mangia qui in Germania. Qui (almeno a Friburgo), in realtà, le cose non andrebbero malissimo, non fosse per le salse. Mi spiego. Ordini una bella bistecca, e qui la ciccia è buona, con le patatine fritte. Che ci vorrà mai? Mica è facile rovinarla. E invece, sorpresa, ti ci buttano sopra, a tradimento, un bel panetto di Krauterbutter, il loro terribile burro alle erbette. Oppure te la servono sdraiata, patatine comprese, su un bel letto di salsa marrone (vedi la tavola del Sardelli).
Vinta dalla pesantezza di questi piatti, ho tentato la carta dell’insalata. Meglio definirla insalatona, o anche bosco. Ti portano l’intero cespo, foglie integre, giganti, ancora belle bagnate dell’acqua in cui sono state lavate. In realtà queste insalate enormi sono pure molto buone, ricchissime, scenografiche, tutte decorate e con una pioggia di croccanti germogli in cima, ma solitamente condite con una salsa di colore variabile dal bianco al violetto che richiede un processo digestivo di circa 4 giorni.
I miei attacchi di nostalgia culinaria quindi si moltiplicano ogni giorno e si concentrano in particolare su:
- Tramezzini
- Pandori
- Piatti del cazzo presi a caso in un bar qualsiasi
- Schiacciata (per i non livornesi: piazza bianca o focaccia)
- Brioscia (livornese doc) e cappuccino, colazione tipica, spesso chiamata “cappuccino e pezzo”
- 5&5 – pane e torta- per i non livornesi: panino salato farcito con farinata di ceci, a scelta guarnito con melanzane sott’olio
- primi di mare e gamberoni in qualsiasi forma
- pomodori che sanno di pomodoro
- i velenosissimi biscotti del mulino bianco
- il panino della Barrocciaia
- il fritto misto di paranza
- le cozze ripiene (meglio quelle del mi’ nonno, ma vanno bene anche quelle dell’Angelo d’oro)
- le penne sul favollo
In Italia il tempo è bello e il clima dolce
Questo è innegabile (anche se alla luce delle inondazioni che stanno funestando il belpaese proprio ora, il tempismo di questa mia affermazione è pessimo). Mi manca il mare e mi manca di non avere un clima che consenta di andare al mare – ma andrebbe bene anche il fiume, il lago, lo stagno- almeno 5 mesi all’anno.
Va detto che comunque vivendo a Friburgo ho avuto parecchio culo. Questa zona la chiamano la Toskana della Germania, pensa te se andavo nella Germania vera!
E nonostante la fortuna, il tempo non è che sia il massimo. L’estate dura poco, almeno per i miei standard, piove, e se non piove c’è la nebbia. Ad agosto si può andare tranquillamente sotto i 15 gradi, di giorno, non so se mi spiego. Poi d’inverno nevica e la temperatura scende sotto zero. SOTTO ZERO per più di 2 giorni all’anno, cose che andrebbero proibite. Io, a Livorno, quando c’erano 10 gradi mi mettevo la tenuta da cosacca!
La mia nostalgia climatica si concentra su:
- il sole e il cielo bello azzurro e terso, anche dopo ottobre
- il mare. Andare al mare da aprile a ottobre, minimo.
- il vento con l’odore di mare
- le libecciate (il tempo è brutto, ma vuoi mettere l’impatto scenico?)
- andare in motorino anche a dicembre – qui vado in bici, ma a dicembre dovrei metterci le catene da neve.
- Il colore della macchia mediterranea, un punto di verde che qui non si vede
- La stabilità del tempo – qui esci la mattina col sole, ma con 5 gradi, poi piove, poi c’è la nebbia, poi torna il sole e ci sono 25 gradi, poi tramonta il sole e vai sotto zero. È troppo per me, davvero.
- Il buonumore gratuito di una giornata di sole anche d’inverno.
Sulla fantasia degli italiani e sul confronto coi tedeschi, avrei tonnellate di cose da dire, ma forse certe chicche me le riservo per un altro momento, che oggi la fretta mi attanaglia.
Per completare il mio pensiero sul vivere in Germania pubblico una tavola dell’illustre Federico Maria Sardelli, per sua gentile concessione, già pubblicata sull’edizione del marzo 2010 su “Il Vernacoliere”. Enjoy!